namedropping

Grazie a Marco Pecorari, che su Rumore di ottobre ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero e ricorda che il coraggio intellettuale della verità e la pratica spicciola della politica musicale sono due cose inconciliabili in Italia. Nella sua rubrica “Scanner Italia” – una rubrica umanistica in un giornale consumistico? – Noia e rivoluzione viene definito come un disco che “potrebbe essere sulle penne di tutti i critici indiependenti”, con testi “a volte strepitosi nella loro tragicomicità”. E scommettiamo che ora parliamo di…?

Da Rumore, n. 225, ottobre 2010, p. 13, rubrica “Scanner Italia” (Marco Pecorari)

Io lo so. Io so i nomi, ma non ho le prove: da me dovrebbero dipendere le sorti di chi si affaccia sulla scena musicale indipendente italiana. Chi passa dal mio namedropping dovrebbe emergere, perché cerco di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa coordinando pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro. Tutto ciò farebbe parte dell’istinto del mio mestiere. Credo sia difficile che il mio “progetto di rubrica” sia sbagliato. Il problema è che i “colleghi”, pur avendo prove e indizi, non fanno i nomi giusti.

[…]

Passando dalle spade al fioretto, un altro nome che dovrebbe essere fatto è Humpty Dumpty. Cavallo di ritorno e di razza pure lui, già plurirecensito e annunciato come recensibile qualche mese fa quando avevo segnalato en passant i precedenti lavori (usciti in contemporanea) Pianobar dalla fossa e A mile from any neighbor. Non ne ho più scritto perché ho smesso di fare recensioni, onnubilato dalla maggior parte di una certa musica e critica contemporanea che mi butta giù. Noia e rivoluzione (calembour facile, ma stratosferico) potrebbe sancire il mio addio all’onnubilato. Potrebbe essere un disco sulle penne di tutti i critici indiependenti se solo rinunciassero a iterare il proprio modo codificato di intervento, mandato falsamente alto e nobile, ma in realtà servile. Ma così non è e non sarà: colpa forse anche del fatto che l’importante sito internet indiepopolare che l’alter ego di HD gestiva è in indefinite hiatus perché Calzavara si è sottratto al baratto etico/politico ben descritto dall’articolo apparso sul Corriere della Sera del 14 novembre 1974 dal quale sto copiando? Il suo è Cantautorato Politico nu-tradizionalista, ora chitarristico ora elettronico, che apparirà retrò e reazionario solo a chi non riesce a distinguere tra snobismo autoreferenziale e talento (distinzione spiegata nella canzone Snob). I testi a volte sono strepitosi nella loro tragicomicità (Barbie, Suffragetta universale) e confermano l’efficacia del sodalizio con Renato Q. Lo so pur non sapendo, perché è parte dell’istinto del mio non-mestiere e credo che molti altri quaraqquaquà, mestieranti o wannabe tali potrebbero sapere ciò che so io ascoltando Noia e rivoluzione senza fette di prosciutto o di seitan su occhi e orecchie: ma loro sono l’esercito delle tre scimmiette e questo nome non lo faranno mai. Tutto il resto è noia.

[…]

One Response to “namedropping”

  1. meno male che ogni tanto qualcuno illuminato si trova….

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