conversazioni

(frammenti dei nostri scambi con Fran_Pi su rete e marketing, maggio 08)

(Renato)

Come ci muoviamo in rete? Ho dovuto pensarci prima di scrivere qualcosa perché c’è molto istinto in quello che facciamo e ben poco di studiato a tavolino.

(Humpty)

Il nostro uso di mezzi sufficientemente efficaci quali myspace o last.fm nasce proprio dall’esigenza di non dover passare attraverso i canali ufficiali di promozione di un’opera, che prescrivono una certa aderenza a canoni precostituiti di comportamento. Questi canoni tra l’altro implicano una grave limitazione al modo di prodursi dell’opera stessa: una coerenza esiziale a quanto già detto o scritto, e la difficoltà di cambiare idea, umore o quant’altro. L’autore si appiccica addosso una maschera, uno stile, e si rivolge agli ammiratori come corifeo di questa o quella sciocchezza, di questa o quella interpretazione del reale. Avremo così il cantautore sempre in fregola amorosa, quello nichilista per destino, quello politico ad oltranza, come se l’arte dovesse esprimere sempre e comunque delle idee (e sempre la stessa) e non piuttosto riflettere l’incessante mutabilità e del tutto, sentimenti compresi. A me questo puzza di mercato, e il suo tanfo da friggitoria mi toglierebbe una volta per sempre la voglia di fare canzoni o scrivere alcunché. È l’autore a dover coltivare il suo piacere di essere sé, a dover alimentare amor proprio e ispirazione quanto più genuinamente possibile. Se per contratto elimini gli sbagli sottrai alla musica il suo tratto più umano e urgente. Spesso si scrive una canzone per riparare alla canzone precedente e ciò è buono.

(Renato)

Sicuramente Humpty Dumpty è un progetto che senza la rete non potrebbe esistere.

(Humpty)

Avere un rapporto diretto, talvolta familiare con chi ti ascolta significa poterti mostrare così come sei nel momento in cui ti esprimi, contraddirti, divagare, divertirti ad esistere. Puoi permettertelo con degli “amici”, non con la vasta platea che un esperto di marketing sa segretamente manipolare e dove ogni parola è frutto di scientifica premeditazione. Se ascolti Luigi Tenco o Piero Ciampi (conoscendone anche la storia) percepisci la differenza fra artisti senza mordacchia e artisti con.

(Renato)

Un punto che forse devo sottolineare è che queste cose non le facciamo tanto per rispondere a qualche astratto principio di web marketing, quanto perché sono un modo di far circolare la nostra musica che è molto vicino a quello che davvero ci interessa. Da questo punto di vista, ogni gruppo deve forse trovare la propria strada alla promozione. Il nostro modo di usare myspace, per esempio, riflette in parte il fatto che Alessandro, se potesse, vorrebbe conoscere tutti i suoi ascoltatori uno per uno: l’idea di un pubblico astratto non potrebbe essere più lontana dal suo modo di fare musica. Quanto al blog, credo porti qualche traccia della mia vera curiosità per tutto quello che succede a un disco dopo la sua pubblicazione, quando cioè il disco cessa di appartenere ai suoi autori e diventa qualcos’altro.

(Humpty)

Credo che gruppi già affermati abbiano fra i collaboratori gente che gestisce il traffico di myspace. Il ragionamento è questo: se io ascoltatore penso di aver virtualmente scambiato due parole con artisti che rappresentano parte del gotha dei miei ascolti uno strano senso di “centralità” della mia persona si fa largo, sottraendo sfiga alla mia esistenza. Scegliere un musicista da apprezzare o un disco da comprare diventa per me non più soltanto una faccenda di gusto, ma di opportunità. Questo i mercanti lo sanno e ci investono. Ciò non esclude che possano realmente verificarsi dei contatti interessanti che gratifichino entrambe le parti (ascoltatore/produttore) ma a certi livelli credo sia prevalentemente una paraculata. Vale la pena citare un frammento di Eraclito: “Uno è per me diecimila, se è il migliore”. Allo stesso modo in cui preferiamo un artista piuttosto che un altro, sarebbe ugualmente bello andar fieri o sentirsi responsabili di coloro che ci ascoltano e investono il proprio tempo per confrontarsi con le nostre creazioni. Ho sentito spesso dire che il pubblico deve maturare, poche volte si dice che con una canzone stupida appiccicata alle meningi ciò sia fortemente ostacolato.

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