Fox in the Snob

da “Italian Embassy”, 28 luglio 2010

http://www.italianembassy.it/humpty-dumpty-fox-in-the-snob/

Con le paturnie artistiche di Humpty Dumpty conviviamo più o meno felicemente da anni, tra il plauso della critica esposta e l’ostinata fanship di un numero poco variabile di viscerali affezionati. Alessandro Calzavara nel tempo ha mutato linguaggio e collaboratori ma non la forma e la riconoscibilità, che accompagnate al focus testuale e ad un deciso upgrade qualitativo nelle melodie sbocca ora in “Noia e rivoluzione”, liberamente scaricabile dal blog del professore messinese (non è Franco Scoglio!).

 

Promosso da World Canary Cancerous Food (cosa si nasconde dietro questa etichetta oscura?), l’album conosce gli ironici testi del disincanto italiano firmati dall’autore torinese Renato Q, già all’opera per “Q.b.” e l’anglofono “A mile from any neighbour”. A partire dall’ispirazione concettuale e parapolitica, per concludersi in un impianto musicale più solido che mai, nonostante limiti difficilmente valicabili “Noia e rivoluzione” si rivela il migliore tra i frequenti album di Humpty Dumpty.

Apre Marianna, vitaminico wave-rock battiato (voce del verbo battiare, “con quel cipiglio blasé in posa sul canapé”) dedicato a una Superchiome, indi il ritornello del Disastro scalare a rota Bluvertigo e i quaquaraquà che chiedono sempre “come va”, Sedizioso addirittura dark, EBM -territorio musicale non disdegnato dalla strana coppia- fa il verso ai CCCP di Tu menti e ai Pulp-ito dell’ultima release: “fuori sottomesso, dentro sedizioso”… Per la gioia dei suoi ice-fans, Barbie rifà la toponomastica dittatoriale, convivono celebri saponi da bagno e storici magazzini italiani mettendo finalmente in luce tutta la melodia finora mai esplorata del tutto: L’ora delle ghiande inizia stortissima e gutturale, dadaismo suino e tanatologico che si annega al palo di Blackfriars Bridge con una cassetta degli Offlaga (Bauhaus remix) al collo, Snob ha forse le parole migliori e pure l’arpeggio bowieano d’intro, in oscillazione tra autoanalisi individuale e spietata critica. Che la prova convinca è rafforzato dalla breve Suffragetta universale, in cui l’ottimo arrangiamento acido partecipa del mood tardo 70s/XTC con calembour istituzionali e sarcasmo sparso (“mi metto in posa da statista? Se mi dai un bacio qua, ti regalo un cincillà”). Interlocutorio Il duomo di Milano eppure avviato al cult’O, verso il banjo di Ratzi che fucila in un colpo solo la sindone e i vicari pedofili in tutù come potrebbe fare solo una sigla della Carrà o il direttore scolastico di Pierino, Riconquistare la Svizzera pare travestita da Amanda Lear ma ancora una volta si afferma per precisione armonica e benvenuto ermetismo, un desiderio mainstream che il credibile ritornello di Nicotine trasporta nel tempo anziché nello spazio. E il citazionismo che permea Faccia di velluto e La terza età ammara nel latente quanto acuto dissing a Veltroni e ai Baustelle (“Ehi ma scommettiamo che ora parliamo di Pasolini? Ora spunta uno che ci fa l’occhiolino qui fuori e dice ‘se vuoi andiamo a casa, o sulla spiaggia se vuoi’ ”, lo noto solo io? Isnt’it?). “Noia e rivoluzione” lascia evincere ancora una volta che la ratio ultima di HD non può abbandonare la lingua italiana, anzi la propria re-visione di tale idioma, e che la voce non è certo il punto forte, al pari dei mezzi spartani di cui purtroppo dispone (sarebbe da vederlo con le sovraincisioni e gli strumenti pomposi, di sè dice “uso sempre gli stessi due o tre software”): ma anche che, finalmente, la più parte di queste canzoni potrebbero risuonare da casse FM senza essere aliene, insegnando qualcosa e pure divertendo non poco. Miss Italia, per te, continua.

Enrico Veronese

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